Giovani e politica: il PD visto dagli occhi di un Millennial

Di: FbLab FB&Associati di venerdì 23 giugno 2017 9:00

Bernard Dika, 19 anni, liceale di Pistoia, nonché Presidente del Parlamento degli studenti della Regione Toscana, è uno dei venti millennials scelti da Renzi per entrare a far parte della direzione nazionale del Partito Democratico. Mentre sta preparando l’esame di maturità, FB Lab ha chiesto una sua opinione sullo stato di salute e sul futuro del Partito Democratico.  

Secondo uno studio dell’Istituto Cattaneo, alle primarie fondative del PD (2007) solo un terzo dei votanti aveva più di 55 anni, mentre alle primarie di poche settimane fa la situazione si è letteralmente capovolta: solo un terzo dei votanti aveva infatti meno di 55 anni. Come si spiega un cambiamento così evidente? Cosa dovrebbe fare il partito, a tuo avviso, per riavvicinarsi ai giovani?

Questo dato è una constatazione che ritroviamo in tutti i partiti o movimenti. È sintomo dello scollamento che vi è stato tra partiti ed elettorato. La mia generazione, quella degli anni 90/2000 è nata con lo sfondo di Tangentopoli. I nostri genitori hanno perso la fiducia in tutti i partiti indistintamente. In pochi ci hanno insegnato che i partiti sono lo strumento per rafforzare le nostre battaglie rendendole vincenti e comuni.

Il PD deve riconquistare i giovani, ma non certo con promesse, che sono figlie della stessa politica che li ha allontanati. Dobbiamo smetterla di parlarci tra di noi. Dobbiamo tornare a discutere dei veri temi che interessano i cittadini, che non sono certo la legge elettorale o il congresso. Non solo dobbiamo essere un partito al passo con i tempi, ma abbiamo la responsabilità di immaginare e costruire oggi il futuro del domani. Quindi dico sì alle discussioni proficue; no ai litigi sterili che fanno male a tutti e che nessuno comprende. Dobbiamo lavorare duro e far capire che il PD è l’unica forza ad avere un progetto serio che possa migliorare il futuro della nostra generazione.

Come valuti la nomina di venti millennials in Direzione Nazionale va nella direzione di avvicinare i giovani al PD? Pensi possa essere utile in prospettiva futura?

Finalmente i grandi hanno capito che devono darci fiducia, e questo è merito del Segretario che non ha esitato a togliere a parlamentari e sindaci 20 posti in direzione nazionale per darli a 20 ragazzi. Basta questo per riavvicinare i giovani alla politica? Beh, è chiaro che no. Questo è solo l’inizio. Abbiamo la possibilità di dare voce alla nostra generazione nell’organo più rilevante del Partito. Sono convinto però che fra quattro anni, quando questa esperienza sarà conclusa, potrò dire “Sì, la nostra presenza non è stata inutile ma è servita per dare forza alle battaglie della nostra generazione”.

Questa nomina rappresenta per noi la possibilità di imparare direttamente come funziona la vita di un partito a livello nazionale. Una grande responsabilità.

Sei rimasto sorpreso dalla tua nomina? Come te la spieghi?

Mi trovavo in Assemblea Nazionale, sarei dovuto andare via, perché avevo il treno già fissato. Poi mi hanno detto “Fra poco dobbiamo votare i componenti della Direzione, se puoi rimani, perché forse manca il numero legale”. Nel mentre che il mio treno era ormai partito, stavo ascoltando il  Presidente Orfini che leggeva l’elenco dei nomi della direzione. A un certo punto alcuni amici mi fanno “Grande Bernard!!” “Cosa?” “Renzi ti ha scelto in Direzione”, pensavo fosse uno scherzo. Un’emozione indescrivibile. Sarà un’esperienza indimenticabile che porterò avanti con umiltà, ma anche con la consapevolezza della responsabilità che abbiamo nel rappresentare le istanze della nostra generazione.

Come vedi lo scenario attuale del PD sul fronte delle alleanze? Il 1 luglio 2017 verrà presentato il nuovo progetto politico di Pisapia. Secondo te il Partito dovrebbe andare nella direzione di una alleanza con il Sindaco di Milano? Oppure al contrario dovrebbe allargarsi verso il centro?

Il programma politico del nostro partito non è chiaro, di più. Ci dicano gli altri se lo condividono e se vogliono unirsi a noi. Le alleanze le facciamo sui programmi, non su altro. Dovrà essere Pisapia a dirci cosa propone, noi siamo qua, come sempre. Certo è che quando il centro sinistra si presenta unito è più forte, spero davvero si possa andare in questa direzione. Però, parliamoci chiaro, non riesco a immaginarmi un governo con chi ha tradito gli iscritti del proprio partito, e che continua a criticare pesantemente le politiche fatte in questi anni dopo aver lucrato sulle spalle del nostro partito pubblicità e immagine in tv. Vedremo, noi ci siamo.

Veniamo alle recenti elezioni amministrative. Si è assistito ad una ricomposizione dell’alleanza di centro-destra in quasi tutto il territorio nazionale, con risultati sopra le attese, e ad una certa difficoltà del centrosinistra, anche laddove era amministrazione uscente (come a Pistoia, la tua città). Come ti spieghi questo risultato? A tuo avviso va considerato un campanello d’allarme?

La destra, quando si presenta unita, torna ad essere competitiva. È un dato di fatto. Il centro-sinistra invece è sempre diviso. A Pistoia, sono stati quattro i candidati sindaci riconducibili all’area del centro-sinistra, contro il candidato unico del centro-destra e quello di Casapound.

Noi non siamo bravi a raccontare ciò che facciamo, siamo sempre convinti che i fatti parlino da soli, ma nell’epoca delle fake news e di un mondo che corre sempre più veloce non è più così. Dobbiamo raccontare ciò che facciamo, ma non raccontarcelo tra di noi una sera al circolo. Il popolo del PD deve tornare protagonista! Sindaci, giunte e consiglieri in primis avrebbero dovuto fare di più il “casa-casa” giorno dopo giorno, non solo per chiedere il voto nelle varie campagne elettorali. Siamo un partito e non un comitato elettorale! Dobbiamo anche incontrare le persone per raccontare le promesse mantenute e chiedendo ai cittadini su cosa, secondo loro, dovevamo impegnarci di più. Sottovalutiamo la nostra forza, una forza che non nessuno ha: le migliaia di militanti pronti a scendere in campo quando c’è da faticare. Noi non abbiamo l’esercito di profili falsi su Facebook e Twitter che seminano solo odio e falsità e ne andiamo fieri.

È fisiologico che nelle città cresca la voglia di cambiare l’area politica che le amministra da sempre.  Sta a noi far toccare con mano ciò che abbiamo fatto. Far comprendere che, ad esempio, Pistoia non è stata scelta Capitale della Cultura a caso, ma dietro c’è un lavoro concreto. La differenza tra noi e loro è il progetto per la città, serio e lungimirante.

Un’ultima domanda: la legislatura sta entrando pian piano nella sua fase conclusiva, anche se non sappiamo quando andremo a votare. Da giovane quale sei, secondo te qual è la riforma che il Parlamento non può non fare prima di andare al voto (legge elettorale, ius soli, cannabis, etc.)?

Credo che la discussione sulla legalizzazione delle droghe leggere sia molto impegnativa che si rischi di non arrivare all’approvazione di una legge entro la fine della legislatura. Pertanto credo sia meglio ricominciare a discuterne all’inizio della prossima legislatura, per arrivare a un risultato quanto prima, senza intoppi.

 Abbiamo provato a scrivere insieme la legge elettorale. In Parlamento esisteva l’80% di consenso formale alla legge. Si è bloccata subito, per responsabilità dei grillini, su un punto non particolarmente importante, figuriamoci cosa sarebbe successo dopo sui punti più delicati come le preferenze e i capilista bloccati. Dubito, anche se auspico, si possa arrivare a un nuovo accordo con il Mov5Stelle. Ormai la loro parola non vale più nulla.

 La legge per la quale credo sia maturato, anche fin troppo, il tempo è quella dello Ius Soli. Chi nasce in Italia è italiano, lo voglio ripetere, chi nasce in Italia è italiano. Punto. È una delle leggi della serie “O la facciamo noi, o non la fa nessuno”, come quella sulle unioni civili, sull’autismo, sul “dopo di noi” dove il Movimento 5 Stelle ha sempre votato contro. Per noi del PD i diritti sono una cosa seria, non sono uno scherzo. Supereremo tutte le peripezie e faremo del PD, se già adesso non lo è, l’unico partito che difende i diritti diversamente da chi li sbandiera e basta.