La crisi della socialdemocrazia in UE: a tu per tu con Enrique Barón Crespo

Di: FbLab FB&Associati di giovedì 3 agosto 2017 13:00

Enrique Barón Crespo è stato presidente del Parlamento Europeo tra il 1989 e il 1992 e Ministro nel governo del premier socialista Felipé Gonzales. Con lui abbiamo fatto il punto sulla crisi della socialdemocrazia in Europa.

1) Presidente, il progetto europeo ha vissuto negli ultimi anni una fase di crisi evidente, dovuta a molti fattori, ma in modo particolare alle modalità molto rigide che ha avuto l’UE di reagire alla crisi economica, troppo orientate al rigorismo e poco alla crescita. Su questo, per lunghi anni, la sinistra riformista europea non è assolutamente riuscita ad imporre la propria linea. Da cosa dipende questa debolezza politica, secondo Lei?

Enrique Barón Crespo: l’UE è come una casa ancora in costruzione. Il problema è che la crisi economica e finanziaria è arrivata quando ancora questo processo di costruzione era in divenire: c’era l’unione “monetaria” ma non quella “economica” dal momento che gli Stati Membri — da Maastricht fino al fallito tentantivo di introdurre una Costituzione europea — non ha fatto questo passo in più.

Per di più, la fiducia tra i gli Stati membri, che hanno culture e forze economiche differenti, si è incrinata e l’unico vincolo che li ha tenuti insieme in questi anni è stata l’austerità con l’imposizione di norme pro-cicliche.

Quando 15 anni fa aveva un peso diverso rispetto ad oggi in seno al Consiglio Ue, la sinistra riformista non è stata capace di presentare e far comprendere la propria personale visione politica, anche e soprattutto rispetto a temi che le sono propri come quello del welfare. Credo che in questo momento possa tornare a sviluppare un discorso riformista europeo per far fronte alle sfide odierne in modo proattivo e non secondo ricette “fuorvianti” come, invece, fanno i partiti populisti. E’ per questo che questi movimenti la considerano sempre come il primo nemico da battere.

2) La crisi elettorale dei partiti europeisti che si è registrata negli ultimi anni non ha risparmiato i partiti socialisti, che hanno subito forti sconfitte ed un significativo ridimensionamento. Parte di questi consensi si è diretta verso la sinistra radicale; altra parte verso movimenti populisti. Quali crede che siano le ragioni profonde del successo di queste forze politiche, e perché la sinistra riformista europea ha perso contatto con larghi settori dell’elettorato?

Enrique Barón Crespo: le elezioni europee del 2014 hanno visto un risultato che si può definire come un quasi pareggio tra le due principali forze: i popolari ed i socialdemocratici. Se si guarda agli Stati Uniti, dove anche se dopo più di due secoli di vita democratica ininterrotta c’è molto populismo , non si può non constatare che alla fine si decide sempre tra i due partiti maggiori. I partiti europei, al contrario, sono nati dopo la fine della guerra fredda e sono ancora in processo di maturazione in una scena politica e sociale in fermento che sta producendo una rivoluzione all’interno del sistema democratico europeo a cui si affianca una accelerazione della globalizzazione con forti ristrutturazioni produttive.

Non c’è da stupirsi, quindi, che si propongano soluzioni facili di ritorno al passato o di cure miracolose in un mondo per di più dominato dalla minaccia del terrorismo.

Oggi ci sono priorità come l’emancipazione della donna, i cambiamenti climatici o sfide che richiedono coraggio politico. Anche il ruolo geopolitico europeo per la pace o il futuro demografico e l’emigrazione pongono domande nuove. In una società come quella attuale, con livelli d’istruzione molti superiore rispetto al passato e dove la comunicazione immediata (e lo spettro della sua possibile manipolazione) è ormai la regola, bisogna avere il coraggio di rinnovarsi.

3) Analizzando le recenti vicende politiche ed elettorali, pare di poter dire che la sinistra moderata europea si trova davanti ad un bivio tra la posizione socialdemocratica tradizionale (incarnata da leader come Corbyn e Sanchez) ed un tentativo di apertura a posizioni più liberali ed orientate al mercato (quelle di Renzi e di Macron, anche se quest’ultimo non appartiene formalmente alla famiglia socialista). Lei crede che la famiglia socialista possa tenere dentro entrambe queste sensibilità o è, invece, necessario fare una scelta tra l’una e l’altra? Nel caso, quale?

Enrique Barón Crespo: per dirla con le parole dello storico Tony Judt, “quello che definisce la socialdemocrazia è il compromesso” il che implica far coesistere il capitalismo con la democrazia parlamentare, come in un quadro nel quale si sono incorporati nella vita politica grandi settori della popolazione emarginati ed i cui diritti e interessi erano ignorati.

Un mercato comune richiede organizzazione e la sua costruzione in Europa da Monnet, Delors fin ad oggi, è in grande parte frutto del lavoro dei socialdemocratici. La parola “liberale” ha un senso progressista chiaro, in spagnolo o in inglese, molto diverso dalla posizione politica conservatrice detta “neoliberale”.

Per me le scelte a livello europeo si definiscono nella sfida data dal tentativo di consolidare una Unione Europea come sistema politico, economico e monetario costruito come Stato sociale di diritto capace di difendere e far evolvere il modello sociale europeo.

4) Il fatto che partiti nazionali appartenenti alla stessa famiglia politica europea facciano scelte così diverse sul fronte programmatico è verosimilmente indice della rilevanza, ancora nettamente superiore, che nei vari paesi assumono le questioni nazionali rispetto a quelle europee, ma, volendo leggere la situazione con spirito critico, potrebbe essere visto anche come una mancanza di coordinamento. Come crede che il Partito Socialista Europeo dovrebbe agire per risolvere questo problema? Non crede che sul fronte programmatico, la riflessione culturale dovrebbe essere proposta ed alimentata proprio a tale livello?

Enrique Barón Crespo: si dice che la famiglia politica socialista europea sia sempre in “crisi”. E’ vero perchè cerca l’emancipazione del genere umano e vive nel confronto costante e questo genera contrasti. L’esperienza, però, dimostra che sul piano europeo (basta vedere il programma del PSE e il voti nel Parlamento Europeo) c’e molto di piu in comune tra i partiti della famiglia socialdemocratica che differenze, perchè la “cultura” si fa con il dibattito e con le sfumature.

Detto questo, io mi auguro che ci sia un vero progresso nel coordinamento tra i vari partiti socialdemocratici e una riflessione ampia e seria sul piano europeo. L’appuntamento delle elezioni che si terranno nel 2019, in questo senso, offrono una reale opportunità per i socialdemocratici.

Domande a cura di Federico De Lucia