La parodia corre sulla rete

Di: FBAdmin di martedì 27 febbraio 2018 17:37

L’analisi a cura di  Gianpietro Mazzoleni, docente dell’Università La Statale di Milano e Presidente dell’Associazione Italiana di Comunicazione Politica

Di ogni campagna elettorale si dice sempre che è la più brutta.  Questa in corso non fa eccezione, e ci sono molte ragioni per dirlo, come a più riprese hanno sottolineato molti commentatori in queste settimane.  Brutta o no, la campagna 2018 si distingue però per un fatto che raramente occupa le prime pagine dei quotidiani, ma che fa capolino in qualche trasmissione TV di nicchia: la parodia politica che infuria sulla Rete. Parodia dei leader, delle loro facce, delle loro esibizioni nei talk, dei loro programmi, della loro propaganda, delle loro gaffe.  La Rete, si può dire, non perdona.  Non scappa nulla agli occhiuti censori, sconosciuti ai più, ma che grazie ai social sono capaci di far diventare virali dei meme, a volte anche cattivissimi, ma sempre divertentissimi.  Del resto la satira politica ha sempre avuto la funzione di ‘castigare’ i costumi suscitando ilarità.  Non è nemmeno la prima volta che i politici vengono presi di mira dalla satira durante le campagne.  Tutti ricordiamo le parodie dei cartelloni 3×6 di Berlusconi nelle campagne pre-social, alcune talmente brillanti da essere premiate addirittura da Berlusconi stesso.

Il digitale ha reso tutti potenzialmente ‘photoshoppers’ e infatti il fenomeno della satira in Rete è partito alla grande nel 2013 e quest’anno registrerà un ‘traffico’ ancora più intenso, data ormai la capillarità dei social.

Quando non arrivano direttamente sui propri profili Twitter o Facebook o rilanciati via Whatsapp , centinaia di esempi della creatività e fantasia italiche si possono agevolmente trovare sui motori di ricerca.  In attesa di studi più approfonditi sul volume di traffico e sui contenuti maggiormente premiati dai like e condivisioni, si può tentare di categorizzare i meme satirici tra i più riusciti.

  1. Meme sui leader

Ovviamente i più noti leader sono anche target più immediati. Berlusconi, come sempre, anche per la sua ubiquità sui ‘vecchi’ media si presta maggiormente ad essere bersaglio dell’ironia. Renzi è buono secondo, seguito da Salvini e Di Maio, senza dimenticare Meloni, e via via tutti gli altri.  A nessuno viene negato il diritto allo sberleffo.

  1. Meme sulle promesse

Le promesse elettorali sono un must di ogni campagna elettorale, a tutte le latitudini. Di nuovo da noi c’è che nel 2001 sono state codificate su carta bollata in uno show televisivo.  Quest’anno il siparietto, sempre con Berlusconi e sempre con Vespa, è stato riproposto in un déja vu che ha scatenato l’ironia della Rete.

  1. Meme sulle apparizioni TV

La televisione è ancora una delle fonti più generose per i creatori di meme.  I repertori su YouTube sono ricchissimi e fungono anche da archivio a futura memoria.  Un sito ad hoc ha già fatto questa raccolta e rende disponibili materiali antichi e recenti di grande interesse: www.archivispotpolitici.it.

  1. Meme sulla pubblicità

Di manifesti per strada e di spot in televisione, come di santini nelle cassette della posta quest’anno non se ne sono visti molti.  Sono segnali che le campagne elettorali stanno cambiando, almeno nelle piattaforme.  Resta sempre la TV, con i suoi show di infotainment – che a loro volta hanno mandato in soffitta le vecchie Tribune del grande Jader Jacobelli.  Oggi i talk, i Domenica live, i telegiornali permettono al politico di raggiungere senza fatica milioni di elettori, dall’intellettuale spocchioso alla casalinga di Voghera.  Qualche spot  s’è visto fare capolino qua e là, tra cui quello del PD ormai esso stesso un meme, che ha aperto la stura a parodie di tutti i tipi.

La stessa cosa è accaduta per quello di Giorgia Meloni

In breve, la campagna satirica 2018 sulla Rete quasi certamente rappresenterà un salto di qualità nella comunicazione politico-elettorale italiana.  I politologi e sociologi che studiano la partecipazione politica e i comportamenti di voto hanno già ampiamente individuato nell’attività dei social un elemento oggi decisivo per larghe fette di elettorato, soprattutto giovanile.  Ma ancora poco si sa sul particolare coté di questo attivismo digitale, cioè quello dell’ironia, della satira, della parodia che vengono fatte dei politici e dei messaggi partitici. E’ un enorme flusso comunicativo che data la sua natura ‘divertente’ raggiunge e mobilita l’attenzione e la reazione di milioni di elettori, molto spesso annullando l’effetto-bolla che permane per altri contenuti.  Siamo di fronte ad un fenomeno che ha radici nella “politica pop” già vista sui mass media tradizionali, ma che nella Rete assume dimensioni e potenzialità del tutto inesplorate davvero affascinanti.

a cura di Gianpietro Mazzoleni

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