Confindustria, ecco l’agenda di politica economica

Di: FBAdmin di mercoledì 28 marzo 2018 19:06

 

In piena campagna elettorale e dopo un lungo percorso di elaborazione, Confindustria ha presentato a Verona l’agenda di politica economica e industriale dell’Italia per il prossimo quinquennio. Il focus a cura di Alessandro Fontana, Dirigente del Centro Studi di Confindustria.

Si tratta di un lavoro che presenta tre elementi innovativi e di discontinuità rispetto al passato.

Primo, è un lavoro che nasce dal basso. È infatti una sintesi di un percorso di ascolto della base associativa di Confindustria, maturato tra novembre 2017 e febbraio 2018, che è stato strutturato in 15 incontri in 14 città italiane e che ha coinvolto più di 8.500 imprenditori, con 750 interventi e circa 90 contributi scritti. Questo percorso ha consentito di intercettare e mappare la visione delle imprese, e di costruire una narrazione unica e condivisa con tutto il sistema che Confindustria rappresenta.

In secondo luogo, il Documento rappresenta un piano di politica economica realista e prudente. A fronte di programmi politici miracolosi e costosi, le imprese hanno indicato ai decisori pubblici un metodo: non dire solo cosa bisogna fare ma anche come, con quali risorse e con quali ricadute su occupazione, crescita, debito pubblico ed export.

Un metodo che potrebbe aiutare a rilanciare la competitività del Paese , con obiettivi programmatici chiari e tempi ragionevoli, anche in un’ottica europea.

Le politiche pubbliche restano oggi condizionate da due fattori essenziali, ormai imprescindibili: risorse limitate e vincoli di bilancio. Ogni Stato deve accreditarsi nel contesto geo-politico e finanziario globale come debitore affidabile verso i mercati e, in questa prospettiva, il dibattito politico non può eludere le modalità con cui rendere compatibile il vincolo di bilancio con le scelte di politica economica.

Tale questione è tanto più rilevante per un paese come l’Italia che per finanziare il debito pubblico ha bisogno ogni anno di collocare sul mercato circa 400 miliardi di titoli di Stato. Per questo è fondamentale mantenere la fiducia dei mercati soprattutto nella fase attuale in cui la Banca Centrale Europea si sta avviando verso la graduale uscita dalla politica monetaria non convenzionale.

Terzo, il Documento di Verona esprime la visione delle imprese per il Paese (non per le sole imprese) ponendo al centro tre obiettivi chiave: più lavoro, più crescita, meno debito pubblico.

Il Documento è articolato in un insieme organico di misure finalizzate a reperire risorse e ad impiegarle. Per sintetizzare in modo efficace la visione di Confindustria vale sicuramente la pena soffermarsi a titolo esemplificativo sulla creazione di nuovi posti di lavoro, la riduzione del debito pubblico e la nostra appartenenza all’Europa.

Per combattere il dramma della disoccupazione bisogna essere concreti, puntando su quattro strumenti fondamentali: una riduzione significativa del cuneo fiscale; la detassazione e la decontribuzione al 100% per le assunzioni degli under 35; una seria implementazione delle politiche attive previste dal Jobs Act; un rilancio straordinario delle infrastrutture.

Il graduale rientro del debito pubblico rappresenta una precondizione necessaria per acquisire la fiducia dei mercati e quella di imprese e cittadini. A tal fine, occorre mettere il rapporto debito/PIL lungo un sentiero di costante discesa. Non si tratta di fare drastici tagli di bilancio né di inseguire ricette miracolose. La strada maestra è un mix di avanzi primari, efficienza della spesa pubblica, politica dei fattori, relazione costruttiva con l’Europa, maggiore compliance fiscale.

Al contempo, occorre ri-scoprire il nostro senso di appartenenza all’Europa senza alibi e pregiudizi.

Nel corso della crisi finanziaria l’Europa non è stata ferma, anzi. Sono state realizzate iniziative che hanno evitato il disgregarsi dell’euro e hanno rafforzato l’area economica. Sono state attuate politiche monetarie non convenzionali, impensabili fino a pochi anni fa per la rigida interpretazione del mandato della Banca Centrale Europea.

Ora occorre sviluppare politiche e metodi non convenzionali per poter disporre di nuove risorse proprie comunitarie, nuovi strumenti, nuove istituzioni per tutelare con più forza quel bene pubblico condiviso che è l’euro e per avere la capacità di adottare politiche più incisive sulla crescita, la stabilità economica, la sicurezza.

Per confrontarsi con i giganti economici mondiali (Stati Uniti, Cina, India), l’unica strada percorribile è quella di una maggiore integrazione, accettando un’Europa nella quale un nucleo circoscritto di Paesi possa promuovere iniziative ambiziose negli ambiti in cui non sia possibile procedere tutti assieme.

a cura di Alessandro Fontana,  Dirigente del Centro Studi di Confindustria

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