Eletti e mandati locali

Di: FBAdmin di giovedì 29 marzo 2018 9:43

Uno degli elementi della nuova legge elettorale è stato il ritorno, anche se per solo un terzo degli eletti, ai collegi uninominali: un sistema di elezione che ha avuto il pregio di incentivare la costituzione di un rapporto più diretto tra eletti e territorio. L’analisi di FBLab

1 – Il radicamento locale dei nuovi parlamentari

Un metodo che le forze politiche hanno per rafforzare questo legame è candidare per le Camere propri esponenti che provengono da un mandato elettivo locale. Nella tabella seguente si evidenzia la percentuale di matricole appena elette (ovvero coloro che sono stati eletti per la prima volta in assoluto) che hanno o non hanno avuto un mandato elettivo locale (Comuni, Province, Regioni) negli scorsi anni.

La quota di soggetti con un mandato locale è nel complesso pari al 41% delle matricole. Ma il fatto interessante è riscontrabile dalla ripartizione del dato per singola forza politica: il dato complessivo è in realtà abbassato da quello del solo Movimento 5 Stelle, che rappresenta il gruppo più numeroso in Parlamento. Solo il 9% dei pentastellati al primo mandato nazionale proviene da mandati locali, mentre per tutti gli altri partiti di una certa consistenza numerica tale quota è addirittura superiore al 60%.

Il dato non sorprende, alla luce di due considerazioni: il Movimento 5 Stelle non ha ancora una classe amministrativa locale solida e strutturata alla quale attingere in modo sistematico; il Movimento esclude, per i suoi eletti, la prassi di candidarsi ad una carica senza aver ancora completato il mandato in corso (cosa che invece gli altri partiti non disdegnano affatto).

In questa speciale classifica primeggia la Lega Nord, le cui matricole hanno per circa il 70% una precedente esperienza amministrativa locale. Un dato che appare assolutamente in linea con la storia ormai trentennale del Carroccio, da sempre attento a dare uno “sfogo romano” ai migliori esponenti della propria classe dirigente locale.

2 – Radicamento territoriale e collegi uninominali

La seconda questione che può essere interessante esaminare è se i partiti hanno o meno utilizzato il radicamento territoriale dei propri candidati come elemento di selezione dei soggetti da candidare nei collegi uninominali, ovvero nelle posizioni più mediaticamente esposte, a più diretto contatto con il corpo elettorale.

Nella tabella sotto è riportato, in totale e per ogni partito, il confronto tra la percentuale di matricole con mandati locali elette in generale (MC Tot) e la percentuale di matricole con mandati locali elette nei soli collegi uninominali (MC Un).

Come si vede, i partiti nel loro complesso non hanno fatto un grande uso di questo strumento di selezione: il 44% delle matricole elette nei collegi ha un mandato locale, contro un dato medio di quelle elette in generale del 41%. Ma anche in questo caso, si nota una forte differenza tra il Movimento 5 Stelle, che non registra differenza alcuna tra le percentuali calcolate nei due insieme, ed in particolare le liste di centrodestra, che invece hanno mostrato di utilizzare i propri eletti sul territorio come “front man/woman” nei collegi, per valorizzarne la conoscibilità.

a cura di FBLab

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