Lazio: PD-M5S, prove tecniche di coabitazione

Di: FBAdmin di venerdì 27 aprile 2018 9:35
Prove d’intesa nel Lazio tra PD ed M5S? Ne abbiamo discusso con Devid Porrello, neo Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio in quota M5S.
Alle recenti elezioni regionali del Lazio il Movimento 5 Stelle ha ottenuto una performance elettorale inferiore a quella registrata lo stesso giorno alle elezioni politiche. Come giudica tale differenza di prestazione?
Le elezioni nazionali e regionali non possono essere collocate allo stesso livello dal punto di vista politico, perché alle regionali c’è una forte interazione tra eletto ed elettore, è il gioco del voto di preferenza. Alle elezioni regionali del 2013 il Movimento 5 Stelle si era attestato a un 16% come lista e 20% per il candidato presidente, mentre all’ultima tornata quest’ultimo dato è passato al 27%. Quel +7% è segno di un maggiore radicamento ottenuto sul territorio. Per questo ritengo che il nostro dato elettorale non deve essere percepito come una sconfitta, ma analizzato nell’ottica del suo livello di elezione. Stiamo costruendo, anche in Regione, una cultura diversa di intendere la politica e siamo particolarmente soddisfatti del risultato raggiunto. Continueremo a lavorare in tale direzione, in particolar modo per far sì che la Regione come istituzione venga percepita sempre più dal cittadino.
La tornata elettorale regionale ha messo in discussione i numeri dell’amministrazione Zingaretti che, seppur riconfermato, si trova a dover amministrare con numeri risicati in Consiglio regionale. Il Movimento 5 Stelle ha scelto di non concorrere alle dimissioni dei consiglieri che avrebbero comportato il ritorno al voto. Ci spiega le ragioni politiche di questa scelta?
Le proposte che all’indomani delle elezioni ci sono arrivate sia dal candidato Sergio Pirozzi che da Fratelli d’Italia sono state valutate tutte con estrema attenzione. C’è sicuramente da dire che la proposta di Pirozzi sarebbe stata impraticabile, considerato che proponeva le dimissioni senza che il Consiglio regionale si fosse insediato. Allo stesso modo la proposta di sottoscrivere una mozione di sfiducia come primo atto del Consiglio sarebbe stata altresì percepita dai nostri elettori come un non voler accettare il risultato delle urne. C’è poi da aggiungere, per inciso, che in questa faccenda il centrodestra non ne è certo uscito con una linea unitaria, con Fratelli d’Italia che, pur di trovare spazio sulla stampa, ha ritenuto di avanzare una mozione di sfiducia al Presidente Nicola Zingaretti senza consultare Forza Italia.
Invece la nostra idea è stata non certo in direzione di un’alleanza col PD, – non saremo mai la loro stampella – ma quella di assumerci la responsabilità nell’interesse dei cittadini di una delle minoranze che si sono formate in Consiglio regionale. Ci siamo perciò recati da Zingaretti per avanzare l’agenda politica del M5S. Si badi bene, la nostra mozione di sfiducia è già nel cassetto, ma la tireremo fuori solo se il Presidente non si mostrerà collaborativo per la realizzazione dei nostri punti programmatici. Tale mozione sarebbe in tal caso un atto in risposta al mancato governo nei confronti dei cittadini, sarebbe un atto di responsabilità da parte nostra. Chiedere di tornare al voto sarebbe stato percepito dai nostri elettori come segnale di non affidabilità.
Al Presidente abbiamo chiesto collaborazione su alcuni fronti che a noi stanno più a cuore, tra gli altri la sanità, l’ambiente, la mobilità e l’energia.
Sulla sanità abbiamo chiesto di lavorare nel medio periodo per la riduzione delle liste d’attesa, rivedendo al contempo il sistema delle case della salute che devono essere ripensate per decongestionare i pronto soccorso, aumentando l’assistenza territoriale. In particolare, sulle liste d’attesa abbiamo fatto notare al Presidente come nessuno abbia mai controllato i volumi delle prestazioni in intramoenia, che sono superiori a quelli delle ospedaliere. Nel lungo termine occorrerà rivedere poi il sistema di accreditamento delle strutture private ed i criteri di valutazione dei direttori generali. Bisognerà, quindi, ridisegnare il sistema delle ASL, ripensando la loro forma, devono essere funzionali al territorio. A nostro avviso, sarà uno dei grandi temi di questa legislatura.
Sull’ambiente abbiamo chiesto a Zingaretti di rivedere il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) e la legge sull’urbanistica, lavorando a un piano di assetto dei parchi regionali e, non in ultimo, a un piano rifiuti. Tali azioni sul fronte ambientale vanno ridisegnate nell’ottica di un piano per la mobilità, puntando sempre più alle rinnovabili.
Il Presidente Zingaretti è candidato alla segreteria del PD. Se dovesse diventare il nuovo segretario, la linea di apertura nei suoi confronti che il M5S ha garantito a livello regionale potrebbe essere replicata anche a livello nazionale? 
Il nostro livello di apertura non è politico, ma sui temi, una linea speculare a quella che M5S tiene a livello nazionale. Certamente qui non siamo in una posizione di vantaggio come sul piano nazionale, ma avremo la possibilità di essere allo stesso modo incisivi nelle politiche regionali. Nell’eventualità in cui Zingaretti dovesse diventare segretario del PD a noi cambierebbe poco. Ci preoccupa più il fatto che lui possa via via abbandonare il livello regionale, pur conservando la sua carica. A quel punto gli chiederemo di fare una scelta definitiva, rispettando l’impegno preso con i cittadini.
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Già consigliere M5S in Regione Lazio nella scorsa legislatura dove è stato membro delle Commissioni consiliari Salute e Ambiente, Devid Porrello è un ingegnere civile, ha 38 anni e ha lavorato presso una società italiana di scavo in sotterraneo seguendo lavori di costruzione di tunnel sia in Italia che all’estero. Riconfermato nell’ultima tornata elettorale, è stato eletto Vicepresidente del Consiglio Regionale. In M5S dal 2010, nel 2012 è stato candidato sindaco di Civitavecchia.
a cura di FBLab

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