Manovra: il Piano Industria 4.0

Di: FbLab FB&Associati di lunedì 13 novembre 2017 12:00

Il Governo si appresta a rifinanziare nella prossima Legge di Bilancio le misure in tema di Industria 4.0. Punto focale del processo di sviluppo sarà la digitalizzazione e l’implementazione di nuove tecnologie nel comparto industriale. Nello Speciale Legge di Bilancio della nostra Newsletter ne abbiamo discusso con Giovanni Miragliotta, Co-Direttore dell’Osservatorio I4.0 del Politecnico di Milano.

Giovanni Miragliotta

1) Considerata la dimensione per lo più familiare e territoriale di buona parte del tessuto produttivo del nostro paese, con quali azioni concrete le PMI potranno essere attivamente partecipi nelle previsioni di sviluppo economico del Governo che certamente interesseranno le grandi realtà nazionali e multinazionali nostrane?

L’inclusione delle PMI nella trasformazione digitale è un obiettivo che non si può mancare. Il Piano Nazionale si muove in continuità con le prime azioni portate avanti dal Governo che erano volte a far ripartire gli investimenti ed erano già fortemente inclusive. Oltre a ciò, il Piano prevedeva (e ora rinnova) anche una serie di strumenti di finanza agevolata pensati per imprese che abbiano buone idee, ma pochi mezzi per intraprendere un percorso di digitalizzazione.

La trasformazione della media impresa è un processo meglio inquadrabile, perché si tratta di aziende che guardano tipicamente a dei clienti medio-grandi, discretamente managerializzate e che, pur avendo dei vincoli, allo stesso tempo hanno da affrontare una complessità equilibrata rispetto al livello manageriale di cui sono dotate. Certamente la media impresa ha davanti a sé un percorso di trasformazione che deve essere più selettivo di quello che potrà intraprendere la grande impresa; la media impresa deve pertanto, in primo luogo, dotarsi delle competenze manageriali per stendere la propria roadmap di trasformazione 4.0. Dovrà poi creare punti di contatto grazie ai quali potrà familiarizzare con le tecnologie, e rimanere aperta alle spinte che certamente verranno dai clienti, ovvero da imprese capofilierache hanno già acquisito competenze in tale direzione.

Diverso è il discorso per la piccola impresa. In questa fase storica è più difficile individuare un modello di trasformazione. In una piccola impresa il livello di specializzazione del management è inferiore, spesso mancano risorse di tempo e finanziarie adeguate, e questo non è il terreno migliore per un percorso di trasformazione invero complesso. Il primo obiettivo della piccola impresa deve rimanere la crescita, per poter raggiungere la massa necessaria che renda possibili e convenienti gli investimenti; questo si può fare anche mettendo a fattor comune le attività di ricerca attraverso dei consorzi. Eppure, occorre ricordare che, con la giusta cultura manageriale, essere piccoli oggi non è necessariamente uno svantaggio; il problema è, piccoli o grandi che si sia, quanto un’azienda sia in grado di gestire con velocità le risorse disponibili per entrare nel circuito di Industria 4.0.

2) Considerato che una delle direttrici per lo sviluppo del mercato comune è senz’altro la sostenibilità e l’efficientamento energetico delle infrastrutture produttive, gli investimenti su tale fronte da parte delle aziende potranno essere compensati da un reale miglioramento della resa produttiva delle aziende?

Sì, per due ragioni.

In primo luogo l’energia è alla base di qualsiasi attività industriale. Fare efficienza attraverso l’utilizzo di smart meters e analytics applicati ai processi industriali è uno dei principali fattori su cui puntare, anche alla luce del costo elevato del fattore energia. Su questo versante, il percorso verso l’efficienza energetica delle imprese Italiane è meno sviluppato, ad esempio, di quello portato avanti nel sistema tedesco.

Il secondo motivo è, che lavorando sull’efficienza energetica, si raccolgono dei dati che sono fortemente multifunzionali. Il dato raccolto per intraprendere azioni di miglioramento dell’efficienza energetica è un dato utile anche per migliorare le politiche di manutenzione, la contabilità analitica, il controllo avanzamento e può aiutare a riflettere sull’organizzazione del lavoro. Il dato dell’energia è molto “parlante”, probabilmente il vero dato Industria 4.0. Puntare, quindi, su questo fattore produttivo è senz’altro vincente.

3) Senza dubbio per finalizzare gli obiettivi di Industria 4.0 sarà necessario puntare sulla formazione delle risorse impiegate nelle aziende per minimizzare il rischio di disoccupazione tecnologica. Ritiene questo un buon approccio per compensare il divario tra il nostro paese ed i contesti produttivi europei più efficienti ed avanzati (si veda il caso della Germania)? Quanto la componente di Ricerca & Sviluppo promossa anche dall’ambito accademico potrà contribuire alla riduzione del gap formativo?

La formazione è un investimento che paga sempre, e di cui l’Italia ha bisogno tanto. Nelle nostre survey, in modo ormai sistematico, emerge che la prima mancanza che le aziende avvertono non è relativa alle risorse (relativamente disponibili in questa fase storica anche grazie al Piano Nazionale), ma le competenze che servono per orientarsi, e per disegnare un piano di trasformazione. E’ un discorso che non tocca solo le competenze tecniche, ma anche una diversa cultura manageriale, più propensa al rischio e dunque più simile alla cultura imprenditoriale. Occorre raggiungere tutti i livelli manageriali, e farlo con contenuti e strumenti di formazione adeguati, così da far evolvere tutte le professionalità. Questo è proprio il lavoro che stiamo facendo, alla School of Management del Politecnico di Milano, mescolando le evidenze della ricerca con i nostri programmi di formazione, sia undergraduate, sia postgraduate.

Sul rischio di disoccupazione tecnologica è senz’altro un tema vasto, di cui si detto e scritto moltissimo. La verità è che, come le rivoluzioni industriali precedenti non hanno lasciato stuoli di disoccupati, ma hanno piuttosto spiazzato dal mercato alcune professionalità facendo evolvere nel contempo il concetto stesso di lavoro, anche questa probabilmente farà lo stesso. E’ questo il punto su cui dobbiamo concentrare la nostra attenzione. Un problema su questo fronte certamente c’è, come in tutte le discontinuità, ma non bisogna dimenticare che Industria 4.0 è anche un’opportunità, specie per quei paesi (come il nostro) che sono alla ricerca di un rilancio.

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