Un Parlamento molto rinnovato - FBLab

Un Parlamento molto rinnovato

Di: FBAdmin di martedì 27 febbraio 2018 11:35
La situazione in vista delle prossime elezioni politiche non potrebbe essere più incerta: i tre blocchi politici in cui è diviso l’elettorato sono molto vicini tra loro, e si spartiscono il paese a livello geografico in modo tale da depotenziale completamente la componente maggioritaria della nuova legge elettorale. Che vi sia una maggioranza o meno è questione che potrebbe essere decisa da pochissimi voti, in pochissimi collegi.
In un contesto in cui un terzo dei seggi viene assegnato su base locale, fare previsioni specifiche è oggettivamente un azzardo. I sondaggi non possono misurare il consenso locale, e non possono tenere conto dell’effetto candidati. Chiedono agli elettori come voteranno ma non vi è alcuna garanzia che la risposta dell’elettore sia una risposta informata. Per la prima volta dopo 17 anni, infatti, i nomi dei candidati torneranno sulla scheda elettorale e non è possibile sapere come si comporteranno i cittadini di fronte a questa novità. Peraltro, per la prima volta in assoluto, gli elettori si esprimeranno senza voto disgiunto.
In questa situazione, il Mezzogiorno in particolare è una vera incognita, ed anche la Zona Rossa appare ogni giorno più incerta.
L’unica certezza, insomma, è che non vi è alcuna certezza. Sull’esito complessivo del voto e sulle conseguenze politiche che da esso scaturiranno.
Una cosa, tuttavia, la si può sapere in anticipo, e per chi fa il nostro lavoro non si tratta di una informazione da poco: il prossimo Parlamento sarà radicalmente rinnovato rispetto a quello attuale. Secondo le nostre previsioni, basate sulle probabilità di rielezione dei parlamentari uscenti che hanno ottenuto la ricandidatura, i “rieletti” saranno probabilmente solo 410 su 945.
Il dato appare molto interessante specie se lo si confronta con il passato. Il 2013 era stata una vera e propria rivoluzione, quasi ai livelli del 1994. Cinque anni fa le camere si erano rinnovate addirittura per due terzi. Alla rivoluzione del 1994 erano seguite ben quattro elezioni consecutive con tassi di riconferma vicini o superiori alla metà degli uscenti: sintomo di una classe politica che tornava a strutturarsi. Stavolta non si è registrato un analogo consolidamento: al 35% di conferme del 2013 segue un tasso previsto non molto diverso, pari a circa il 43%. Segno di una classe politica ancora in subbuglio, e di una transizione ancora ben lungi dall’essere conclusa.
La gran parte delle novità, nel 2013, era dipesa dal gruppo del Movimento 5 Stelle, composto integralmente da matricole, e da quello del PD, rinnovato per due terzi. Stavolta invece, su 530 matricole attese, circa 300 saranno elette nelle fila del centrodestra, che giungerà anch’esso ad una significativa rivoluzione interna. Il fenomeno riguarderà Forza Italia ma in misura ancora maggiore la Lega Nord, che eleggerà quasi 150 nuovi parlamentari.
Da un certo punto di vista, si completa dunque il ciclo di rinnovamento della classe politica italiana. Dall’altro, la sensazione è che il ciclo non finisca qui: il Movimento 5 Stelle ad esempio, che era integralmente nuovo cinque anni fa, riconfermerà solo due terzi dei propri parlamentari uscenti. Segno che la selezione dei candidati resta un tema aperto, per tutti.
Il Parlamento del 2018 sarà quindi un Parlamento nuovo quasi quanto lo fu quello del 2013: un nuovo universo da mappare, ed una grande sfida per chi si occupa di relazioni istituzionali.

a cura di FBLab

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