La democrazia giocata a dadi

Di: FbLab FB&Associati di giovedì 26 luglio 2018 15:02

Recentemente ha suscitato un certo scalpore sui media la proposta espressa da Beppe Grillo di recuperare la rappresentatività del Parlamento italiano tramite l’adozione di un sistema elettorale basato sul sorteggio casuale dei parlamentari tra l’intera cittadinanza italiana.

Bisogna senz’altro dire che idea non è nuovissima e negli ultimi dieci anni è già circolata, sia ad esempio per affrontare il problema del crescente astensionismo (P.F. d’Arcais, 2012), sia come raffinato modello statistico in cui inserire una “quota casuale” di parlamentari per ottimizzare l’efficienza legislativa (Pluchino et al. 2011). Qualsiasi ricorrente riproposizione di questa idea di democrazia a sorteggio si richiama esplicitamente al mito della Democrazia Ateniese dei tempi di Pericle.

Dal punto di vista storico politologico bisognerebbe forse far notare che gli aventi diritto a partecipare al gioco democratico nella Atene di Pericle erano solo un ristretto gruppo di ateniesi privilegiati, mentre ne rimanevano fuori donne, schiavi, “forestieri” e quanti altri non facessero parte della ristretta élite dei veri e propri “cittadini ateniesi”.

Dal punto di vista di FBLab (ovvero dal punto di vista di chi quotidianamente analizza fin nel più piccolo dettaglio il processo legislativo) l’obiezione che si può sollevare è quella della complessità del processo democratico all’interno delle istituzioni parlamentari, che richiede quindi al decisore competenza sui temi e conoscenza dei meccanismi assolutamente di prim’ordine. Se tali qualità dovessero difettare in qualche parlamentare, questi sa che può contare sull’esperienza dei più ‘anziani’ ovvero di chi, appartenendo allo stesso gruppo parlamentare può godere della sua fiducia.

E’ evidente che nel modello di democrazia rappresentativa basata sul sorteggio proposto da Grillo si dovrebbe rinunciare al ruolo fondamentale di tali gruppi parlamentari nel processo legislativo. E che quindi il singolo parlamentare, pur sempre rappresentativo dal punto di vista statistico, potrebbe avere problemi a rispondere ai quesiti che il processo decisionale propone continuamente tramite il voto in Aula o in ogni altra istituzione in cui il parlamentare è chiamato ad esprimersi. Volendo dare qualche numero, nel corso della XVII legislatura alla Camera si sono svolte circa 25 mila votazioni palesi, considerando solo l’Aula!

Per rappresentare con un piccolo esempio le dinamiche dei gruppi parlamentari durante le votazioni abbiamo considerato un giorno del tutto casuale della legislatura XVII, il 7 giugno 2016, e i voti relativi a 10 emendamenti (A.C. 2839) scelti anche essi del tutto a caso in quel giorno.
Tramite un algoritmo che associa i parlamentari tra loro in base alla ricorrenza di espressioni di voto comuni (“Si”, “No”, “Astenuto”) abbiamo ottenuto per queste 10 votazioni il cloud che riportiamo nel box grande della figura: i colori rappresentano il gruppo di appartenenza. Si può notare come i parlamentari formino cluster che sostanzialmente ricostruiscono la loro adesione al proprio gruppo parlamentare. Ovvero come la loro espressione di voto sia legata fortemente al gruppo di riferimento nella stragrande maggioranza dei casi. La dimensione dei cerchi che rappresentano i parlamentari è un indicatore della propensione del singolo a votare all’unisono con parlamentari di tutte le regioni del cloud (cioè votare con diversi gruppi).

Il coinvolgimento dei gruppi nell’attività legislativa può essere meglio compreso se si osservano i due box più piccoli sulla sinistra. In questi box sono considerate separatamente le votazioni di due emendamenti tra i 10 precedenti, e si nota facilmente il cambio di disposizione dei gruppi a seconda dell’emendamento in votazione.

Bisogna sottolineare che le votazioni considerate qui sono solo un’infinitesima parte delle votazioni in Aula, e che l’attività legislativa include anche le Commissioni dove, nuovamente, le dinamiche dei gruppi parlamentari sono fondamentali. E non si deve dimenticare che la configurazione di un Parlamento può cambiare dinamicamente nel corso della durata di una legislatura in modo sostanziale.

In conclusione, pur essendo la democrazia per sorteggio un argomento molto affascinante e statisticamente abbastanza corretto, almeno per quanto riguarda la rappresentatività, la complessità della realtà supera ancora di gran lunga i modelli statistici che si trovano nella letteratura scientifica.

Forse la democrazia è bella anche per questo…

Per saperne di più:

  • Paolo Flores d’Arcais, da il Fatto quotidiano, 24 aprile 2012
  • A. Pluchino, C. Garofalo, A. Rapisarda, S. Spagano, M. Caserta, “Accidental politicians: How randomly selected legislators can improve parliament efficiency”, Physica A: Statistical Mechanics and its Applications,Volume 390, Issues 21–22, 2011, Pages 3944-3954

a cura di FBLab

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