Il Santo Graal dell’analisi dei processi decisionali

Di: FbLab FB&Associati di martedì 30 ottobre 2018 15:59

L’analista statistico immerso nei numeri della attività parlamentare, ben documentata dalla mole dagli atti disponibili, si trova spesso ad essere interrogato con domande del tipo «Chi comanda in Parlamento?», «Chi decide su questo o su quello?». A volte le domande sono più specifiche: «Dovendo promuovere gli obbiettivi del dato gruppo di interesse, quali sono i decision makers che possono essere più sensibili e più efficaci. Di chi dobbiamo diffidare o avere paura nel nostro piano d’azione?». Altre volte invece le domande hanno una natura più astratta (verrebbe da dire romantica): «Il potere politico in Italia (o in quel partito) nelle mani di chi è?».

In genere la risposta che ci si aspetta da queste domande è una lista di nomi, possibilmente ordinati, sul quale puntare l’obbiettivo: una cosa del tipo buoni-cattivi, potenti-insignificanti, saggi-stupidi, master-slave… In definitiva quello che si chiede all’analista è di stilare un ranking dei personaggi che si agitano nel nostro Parlamento in base ai dati a disposizione.

Sfortunatamente, anche senza rivolgersi più in generale alla vasta letteratura sui processi decisionali, invocare la teoria dei giochi o la psicologia sociale e senza citare Tolstoi, ricondurre la valutazione di uno dei players nello scenario parlamentare ad un semplice numerino da mettere in ordine in una lista di altri nomi risulta una operazione estremamente difficile, rischiosa, e potenzialmente priva di senso. Anche un sistema tutto sommato limitato come l’universo parlamentare infatti presenta dinamiche e comportamenti dei loro attori già a prima vista assai difficilmente inquadrabili in una classifica lineare.

Tuttavia un tentativo deve essere fatto. Intanto perché una simile classificazione risulterebbe estremamente semplice da utilizzare e da comunicare (merce comunque preziosa al giorno d’oggi), e poi perché non si sa mai che dovessimo trovarci in uno dei rari casi dove la semplificazione funziona veramente!

Allora vediamo quali sono questi dati che gli OpenData e i siti web istituzionali mettono a disposizione di FBLab nell’ambiziosa missione(1). La tabella seguente riporta la lista di quelli più facilmente reperibili.

Ciascuno di questi atti deve essere valutato, nell’ottica del calcolo delle performances dei parlamentari coinvolti, non solo nella loro proposizione ma anche in base al loro successo, alle tempistiche in cui tale successo sia stato eventualmente ottenuto e, non ultimo, allo schieramento di appartenenza del singolo parlamentare proponente.  E non tutti gli atti possono essere considerati allo stesso modo.

A titolo di esempio riportiamo nell’istogramma seguente un estratto dal lavoro necessario per mettere a punto un sistema di ‘pesi’ statistici atti a bilanciare la rilevanza di ogni tipologia di atto nella produzione di un indice di valutazione dell’operato del decisore parlamentare sugli atti della tabella precedente.

Se la situazione sembra già piuttosto complessa non bisogna trascurare che per ogni tipologia di atto vengono preventivamente valutati altri parametri specifici. Ad esempio, nel caso delle interrogazioni bisogna considerare i tempi di riposta che però hanno una rilevanza diversa secondo il tipo di interrogazione.

Per brevità, e per non tediare il lettore, saltiamo direttamente alle conclusioni di questa parte del lavoro. Le conclusioni sono… peggio di quello che ci si poteva aspettare. O forse meglio!

I tre grafici seguenti mostrano il confronto (scatter plot) degli indici che otteniamo utilizzando gli atti in questione divisi per le tipologie della prima tabella (legislativo, indirizzo e controllo). Ogni puntino rappresenta un parlamentare e i due colori si riferiscono all’appartenenza allo schieramento di maggioranza o di opposizione. I dati sono relativi alla legislatura XVII in quanto è ancora presto per trarre conclusioni che abbiano senso statistico sulla legislatura attuale.

Prima la proverbiale cattiva notizia: questi tre indici non mostrano alcuna accettabile correlazione tra loro. Cioè ricavare un ranking (un solo numerino) da questi indici non è affatto cosa facile (per coloro addentro a questo tipo di analisi, combinando questi indici per avere il 60% della ‘varianza spiegata’ sono necessarie le prime 7 componenti principali).

La buona notizia è che questi tre indici ci raccontano tre storie diverse e descrivono quindi tre diverse dinamiche dell’attività parlamentare. Possiamo quindi stilare tre liste di personaggi, invece di una sola, a seconda del problema che stiamo affrontando ed avere più informazioni con i tre indici specifici, rispetto ad averne uno solo.

Già, ma la storia non è tutta qui. Sappiamo infatti che il popolo dei parlamentari non si muove come in una gara di atletica leggera dove ciascuno essenzialmente compete contro un cronometro o una rotella metrica, ma come in una gigantesca partita di calcio con quasi mille giocatori!

E quindi i nostri modelli, pur tenendo conto di quanto detto finora, devono essere ancora più sofisticati. Come esempio di complessità, senza sbilanciarci troppo, possiamo solo mostrare una figura di uno dei modelli di dinamica parlamentare attualmente utilizzati da FBLab (relativa sempre alla legislatura XVII).

Cioè il quadro delle vicende parlamentari assume tutto un altro aspetto se si considerano anche i legami tra parlamentari e gruppi politici, e i tre indicatori di performances di cui all’inizio (legislativo, indirizzo e controllo) sono sì importanti ma rappresentano solo parte della storia.

In conclusione ci sentiamo di dire, cautelativamente, che probabilmente il Santo Graal non esiste ed è meglio diffidare di liste e ranking!

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1) alcuni degli algoritmi citati in questo articolo sono stati presentati da FBLab al Congresso SISP 2016 come: Bistoncini F., De Lucia F., Spina S., “Efficacia parlamentare: una proposta di misurazione” in XXX Convegno della Società Italiana di Scienza Politica, 15-17 Settembre 2016, Milano


a cura di FBLab

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