#OpenBilancio: il punto con il sen. Presutto

Di: FbLab FB&Associati di venerdì 30 novembre 2018 10:00

Il documento programmatico di bilancio, la riforma fiscale e le priorità per legislatura​. Il punto col sen. Vincenzo Presutto (M5S), membro della Commissione Bilancio del Senato.

La Commissione europea ha rigettato il documento programmatico di bilancio del governo italiano per il 2019. Nelle ultime ore si susseguono indiscrezioni e dichiarazioni di esponenti di Governo che alludono alla possibilità di apportare delle modifiche alla manovra: condivide tale ipotesi? In quali ambiti a suo giudizio bisognerebbe intervenire?

È noto come la situazione finanziaria italiana sia tutt’altro che rosea. Abbiamo infatti ereditato una finanza pubblica in equilibrio precario, conseguenza di una gestione politica davvero sconcertante dello Stato che è andata avanti ormai da de-cenni con risultati oggettivamente negativi.

Al contempo, l’Unione europea impone ai Paesi membri delle regole di bilancio stringenti che si adattano poco e male alla realtà italiana, caratterizzata, rispetto agli altri Paesi europei, anche da un debito pubblico molto alto rispetto al PIL e che necessita di misure a carattere espansivo sul piano produttivo e sociale che possano assicurare il rilancio dell’economia, ri-dando fiducia ai cittadini. I conti in disordine, quindi, espongono da anni il Paese al pericolo spread e alimentano speculazioni e incertezze che danneggiano fortemente i cittadini.

Non solo. Essi costringono l’Italia a una spirale negativa in cui le si chiede di adottare misure restrittive che si propongono di risanarne i conti, ma che hanno finito col mortificare in maniera crescente una ampia parte della popolazione, anche attraverso la compromissione di quei servizi pubblici essenziali, quali la sanità, la previdenza, l’istruzione, la giustizia. Una falsa terapia per una diagnosi impietosa che richiede cure profondamente diverse. Se ci limitassimo a seguirla, infatti, verrebbero a mancare quelle politiche industriali necessarie e all’altezza di una delle economie più importanti del mondo.

La ricetta che ci è stata imposta per lungo tempo ha avuto effetti devastanti non solo sul welfare, ma anche sui livelli occupazionali, che sono crollati, che hanno precluso ai giovani l’ingresso nel mondo del lavoro, hanno lasciato indifesi coloro che hanno perso il lavoro e tutto per generare scientemente una precarietà del rapporto di lavoro finalizzata ad abbassare gli stipendi, i salari, le garanzie dei lavoratori e la dignità stessa dei lavoratori, ottenendo risultati finanziari del tutto marginali.

Pertanto, in questa fase potranno essere valutate azioni per venire incontro alle richieste dell’Unione europea, anche al fine di perseguire un’ulteriore riduzione del rapporto deficit/Pil, ma con la prospettiva di ottenere, in tempi brevi, risultati positivi dai provvedimenti legislativi approvati in controtendenza rispetto al passato e fortemente orientati a creare valore per i cittadini e le imprese.

In tal modo, si potrà instaurare un clima di maggiore fiducia, anche con i partner europei, per proseguire con quelle misure a carattere espansivo che possano garantire al Paese l’avvio di un circolo virtuoso, dando impulso a un’economia industriale più evoluta e moderna, oltre che a uno Stato molto più performante che sia in grado di garantire in modo sostenibile tutti quei servizi che sono funzionali ai cittadini.

Il tema della pace fiscale, della rottamazione delle cartelle esattoriali, la definizione agevolata delle controversie tributarie fino ad arrivare alla fatturazione elettronica, sono stati al centro del recente dibattito parlamentare. Quali sono a suo avviso i prossimi passi prioritari per la riforma tributaria e fiscale? 
Il DL fiscale rappresenta per me un primo passaggio verso una fiscalità profondamente differente, che guardi al cittadino-contribuente con positività e non in modo vessatorio e colpevolizzante.
Per fare questo dobbiamo necessariamente ripensare il sistema tributario nel suo complesso, per renderlo più semplice, più equo e in linea con le aspettative di uno Stato moderno che abbia la piena convenienza ad adattarsi finalmente a delle regole di mercato già da tempo globalizzate. Il sistema fiscale italiano, attualmente, è inadeguato a cogliere i fenomeni di un’economia in grado di collegare in pochi secondi i punti più disparati del mondo, trasferendo velocemente merci, persone e dati.
Una futura riforma del sistema fiscale, da valutare in tempi brevi, dovrà necessariamente puntare a recuperare quel gap di inefficienza che porta l’erario italiano a sopperire alle proprie mancanze aggredendo i cittadini-contribuenti nel tentativo vano di compensare quello squilibrio finanziario che vie-ne registrato da decenni e che è conseguenza diretta di una gestione dello Stato che si è rivelata del tutto inefficace e inefficiente.
In altre parole, il sistema tributario attuale è datato ed è stato strutturato su una progressività dei redditi che, però, oltre una certa soglia, perde di vista i grandi capitali, che, utilizzando le opportunità presenti a livello globale, possono agire su più mercati scegliendo quello per loro più conveniente.
Se a questa anomalia aggiungiamo i 900 miliardi di euro di crediti, in prevalenza ruoli non riscossi, e il perdurante fenomeno dell’evasione fiscale, che vale più di 200 miliardi di euro, allora diventa chiaro a tutti che il sistema tributario attuale manifesta gravi disfunzioni da correggere in maniera strutturale in tempi brevi. Si tratta, in fondo, soltanto di dare attuazione al nostro dettato costituzionale quando afferma che «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva». Oggi questo non sta accadendo.
Lei è al suo primo mandato da parlamentare: quali sono i suoi obiettivi programmatici e le sue priorità per la legislatura?
Il mio proposito di riportare i cittadini al centro dell’agenda politica nazionale va ben oltre quello che potrebbe essere inteso come un semplice slogan. Per me rappresenta la finalità principale che accompagna da sempre il mio impegno civile e che contraddistinguerà costantemente anche il mio mandato politico in Parlamento.
Ma per fare questo è necessario impegnarsi per contribuire all’adozione di tutte quelle scelte politiche che possano migliorare il funzionamento dello Stato, sia sul piano organizzativo che su quello gestionale, migliorandone l’efficacia e l’efficienza e facendo sì che a tutti i cittadini vengano assicurati, in modo sostenibile, quei servizi degni delle più evolute società contemporanee.
È mia intenzione lavorare in questa direzione, cosciente della necessità che tale processo dovrà essere accompagnato da una trasformazione anche sul piano culturale dei valori portanti della politica. In questo senso, un tema a cui tengo molto, ad esempio, riguarda la performance della pubblica amministrazione.
Per me è infatti prioritario far sì che l’azione dello Stato, e della pubblica amministrazione in generale, persegua i massimi livelli di efficacia ed efficienza, affinché possano essere conseguiti risultati positivi per tutti i cittadini e che siano misurabili nel bilancio dello Stato. Così si potranno migliorare gli equilibri finanziari del Paese e ridurre il debito pubblico.
a cura di FBLab

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