I 200 giorni del Governo Conte

Di: FbLab FB&Associati di giovedì 20 dicembre 2018 16:01

Alle 16 del primo giugno 2018, a seguito del giuramento presso il Palazzo del Quirinale, il Governo Conte è entrato ufficialmente in carica. Con 17 ministri al primo incarico su 19, pari all’89,5%, si tratta di uno degli esecutivi con il maggior tasso di ricambio di personale politico della cosiddetta Seconda Repubblica. L’età media è di 50,26 anni, di due anni inferiore alla media degli ultimi cinque governi, mentre sono cinque le ministre pari al 27,7%.

Tagliato da poco il traguardo dei 200 giorni, il Governo Conte è cinquantesimo nella classifica per durata della storia repubblicana e si accinge a superare il «De Gasperi II».

Dopo una gestazione lunga ottantotto giorni, contrassegnata da mandati esplorativi falliti e rinunce all’incarico di formare il governo, lo scorso primo giugno è nato il Governo Conte sostenuto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega. Se per il movimento di Grillo si tratta della prima esperienza governativa, discorso diverso per il Carroccio che è ormai la più vecchia forza politica del Parlamento. Un partito fortemente innovato dalla leadership di Salvini, in grado di accrescerne i consensi del 13,3% nel volgere di un quinquennio, nel quale la percentuale dei nuovi eletti alla Camera corrisponde al 90,3% e al Senato all’82,8%.

Base e perimetro politico-programmatico dell’intesa governativa raggiunta è il “Contratto per il governo del cambiamento”. La formula “contratto di governo”, sulla scorta del modello tedesco, è stata utilizzata per la prima volta dal candidato premier Di Maio in una lettera aperta il 4 aprile scorso. Benché si sia poi configurato come un accordo di coalizione a tutti gli effetti, e non potrebbe essere altrimenti per due forze chiamate ad esprimere una maggioranza dopo essersi presentate alle elezioni con programmi diversi, alla salvifica formula del “contratto di governo” la maggioranza governativa si è continuamente rimessa a fronte delle fisiologiche tensioni tra le due forze politiche, smentendo lo scetticismo di media e analisti che lo bollavano quale mero espediente formale se non vero e proprio escamotage per celare un’operazione di trasformismo politico. Al netto delle forme, del resto, la politica è ancora l’arte del compromesso. Un termine quest’ultimo molto logoro nel discorso politico pubblico, il cui significato letterale tuttavia ben si attaglia alle circostanze descritte. Una tensione latente oppone infatti le constituency di riferimento di Movimento 5 Stelle e Lega.

La destinazione delle risorse e l’indirizzo economico generale, in una fase di crisi che accentua il divario Nord – Sud, hanno quindi reso necessaria una continua e accurata opera di mediazione politica che ad oggi può dirsi raggiunta attraverso politiche improntate alla spesa, con un bilanciamento in favore di quelle in conto corrente rispetto a quelle in conto capitale. La traduzione delle intese programmatiche in policy concrete deve, infatti, sempre contemperare quel principio di realtà proprio della macchina dello Stato. Un’alchimia oggetto di un lungo confronto governativo con la Commissione europea in sede di manovra di bilancio, per via della preoccupazione espressa da quest’ultima sulla tenuta dei conti pubblici.

Rispetto alle esperienze governative di questi ultimi decenni sembra profilarsi inoltre un ritorno alloStato azionista”, con un recupero del ruolo dello Stato nell’economia attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Molto scalpore ha del resto suscitato la vicenda Tim, che rischia di privare l’Italia – unico paese tra i principali d’Europa – del controllo della società nazionale delle telecomunicazioni.

Il rinvio del voto parlamentare sulla Brexit da parte della premier britannica May e il tardivo intervento di Macron in risposta alle mobilitazioni dei cosiddetti gilet gialli delineano infine una contraddittoria trama politica europea a sua volta condizionata dall’instabile relazione economica tra Stati Uniti e Cina.

Il 2019 segnerà la conclusione del mandato di Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea (BCE): la designazione del successore costituirà uno dei passaggi nodali del futuro dell’Unione europea e dell’Italia.

A cura di Fabio Bistoncini, Fondatore e AD di FB & Associati

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